Prati Roma – La ricerca dello Stile.

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Quando aprire una scatola di sardine è arte.

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Prati Roma: Luca Restante è il nuovo Direttore di Zanzara. Ha 36 anni, tutta l’energia e la determinazione di questo mondo e quel naso che serve per capire le cose “al volo”. È uno di quei ragazzi che quando sbaglia, impara. L’ho conosciuto per caso, pochi mesi fa, alla Zanzara: eravamo entrambi clienti. Mi ha offerto un accendino, come chi è uso alle piccole accortezze, e mi ha chiesto: “che fai qua?” La mia domanda spontanea fu “ci lavoro!” anche se quella sera facevo tutt’altro. Comunque Luca, per sorprendermi, senza pudore, mi rispose: “anche io!” Questo fu il primo incontro con lui, prima del suo primo giorno di lavoro da Zanzara.

 

La prima cosa che diresti di te!

Scoppia a ridere nervosamente – “Aiutami!” “Che sei un gran lavoratore” “si, questo è poco ma sicuro; – prende il via – nel corso degli anni ho imparato a fare di tutto: prima di “comandare” devi essere umile e saper fare le cose meglio degli altri. Comandare non è importante, è importante dare esempio. Ecco: cerco di essere un buon esempio!

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Quando hai iniziato a lavorare nella ristorazione?

“Avevo circa 15 anni; ho cominciato con la scuola alberghiera, in cucina. Passai in sala perché mi sembrava più semplice ma la passione per la cucina è rimasta. A 17 anni già organizzavo catering; ho vissuto la ristorazione in tutti gli aspetti possibili, dall’osteria alla pizzeria a taglio ai catering dei grandi eventi.” Fuma, come chi ricorda la bella ed estenuante esperienza degli eventi.

 

Cosa ti ispira nel tuo lavoro?

“Il contatto con la clientela e il rapporto fidelizzato. Mi sento voluto bene. Conosco tutti. Conosco Prati, tutto Prati. Mi piace vedere l’apprezzamento del cliente, quando coglie le piccole attenzioni che hai e che non penseresti possano essere notate.”

“Aspetta Luca!” – lo fermo“questa era la domanda successiva (che ormai non farò)! Io parlo di ispirazione, quindi farmi riformulare la domanda!”si fermano un momento le gambe accavallate che disegnano il numero 4 e suggeriscono la marcia che utilizza per lavorare, ed aspetta silenziosamente la mia seconda possibilità.

 

In che modo il contatto con la clientela influenza il tuo lavoro e ti sprona a migliorarti?

 

“Mi aiuta a spaziare. – poi si avvicina come per svelarmi un segreto e darmi la chiave dello spazio –  mi ispira un colpo di tosse, una forchetta caduta; fondamentalmente mi ispirano i loro gestichissà quanti “loro” ha incontratoperché mi suggeriscono come agire, cosa pensare, come aiutare. E prevedere le loro richieste: sorprendi loro, e sorprenderai te stesso”. – Cosa meravigliosa

La Zanzara per te.

“La Zanzara per me… – ci pensail posto dove ho iniziato ogni mio giorno libero, quindi, da cliente, il mio giorno libero. Fino a qualche mese fa. Ora? una cosa un po’ particolare, perché vorrei poter dare al mio cliente di oggi la stessa soddisfazione che ho avuto io da ospite di questo posto, posto importante che cercherò di trattare con cura. Resta ancora il luogo della mia vita sociale, della mia vita amorosa e personale.

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La cosa più bella che ti è successa lavorando?

Sorride – “Che devo dire? Cosa dovrei dire? – affaticatissimo, cerca il mio aiuto. Di interviste ne faccio abbastanza. Chi si trova così in difficoltà con le parole è perché è abituato a fare, qualsiasi cosa senta -. Tante…ora non mi vengono in mente ma posso dirti che la cosa più bella è quella che accade ogni giorno: conoscere le persone con cui lavori, finire per apprezzarle tanto da farle entrare in quel cerchio che è la tua vita. Collaborare con altre persone, gli scambi tra i vari settori della ristorazione, sorpassare i propri limiti affrontando una serata che pensi di non riuscire a fare, per esempio. Anche nei giorni di grande stanchezza, nelle serate più impegnative, mezzanotte prima o poi arriva e arriva sempre alla stessa ora.” – ovviamente, lavora senza orologio-.

 

Il tuo libro?

Il Piccolo Principe.” Quasi non finisco la domanda che si tuffa nella sua risposta con sicurezza. Per la prima volta da questa conversazione. “Perché dovrebbe essere la storia di tutti: l’amore, la bellezza delle piccole cose, gli occhi con cui vedi le cose, la fortuna, la tristezza…mi vengono in mente tutte le ex che me lo hanno regalato (perché non sono nato perfetto)!

Poi un altro: Le favole di Vel. Raccontano di una farfalla ma non l’ho mai letto; me lo hanno regalato due volte e due volte l’ho perso. – ripetitivo il ragazzo – Ho provato a cercarlo tante volte ma non l’ho mai trovato.” Ho provato a cercarlo anche io, incuriosita, e l’ho cercato scrivendolo in tutti i modi: con la W, con due L, con qualche sinonimo di favola: niente.

“Se mi chiedi una poesia invece ti dico Stile di Bukowski. Questa l’ho letta (e riletta) però! E frettolosamente recita : «Lo stile è una risposta a tutto./ Un nuovo modo di affrontare un giorno noioso […] è ciò che io chiamo arte. […] Aprire una scatola di sardine può essere arte.» – piace molto anche a me, che da gattara quale sono prediligo i versetti successivi «Ho visto cani con più stile degli uomini, /Sebbene non molti cani abbiano stile. /I gatti ne hanno in abbondanza.»

 

Altro regalo di una ex?

“No, no, l’ho cercato io, mi piace Bukowski perché è rude, non ci sono cose da capire.”

Camicia bianca, ben stirata, pantalone beige, un po’ troppo lungo, un’altra sigaretta. Si sistema la giacca grigia, un un fazzoletto blu a pois bianchi nel taschino e mi dice soddisfatto: “l’ho appena comprata, era in saldo, qui di fronte”. “Molto bella”. “Mi sta bene, vero?” -“ Si Luca.” – Ha tanti pensieri e non lo sa, o si ignora; li maschera con il lavoro.

 

Cosa bevi?

“Quando?” – Si gira spaesato, da vecchio cliente. Poi si riprende subito – “Ah. Americano, sempre. Vecchia scuola. O vino.”

 

Tu e il cliente. La prima cosa che ti viene in mente!

“Aiutami…” –inizio ad elencare qualcosa che possa aiutarlo– “Ecco! Ricordarmi del cliente! Una delle cose che mi piace di me è che mi ricordo tutto, quindi quando un cliente torna ed io ricordo quello che ha preso la volta passata, la giornata prende un’altra piega – si sistema nuovamente la giacca nuova -. Mi ricordo anche il cliente più antipatico, anche perché è quello che paradossalmente ha bisogno di più attenzioni, quello che ha bisogno di essere coccolato.” “Ovviamente però concordi che la prima regola in un ristorante è non dire mai bentornato?”  “Si certo mai.”

 

Il Pranzo o la Cena?

Il pranzo per la semplicità del servizio e perché dopo hai meno da fare. La cena perché a fine serata bastano un bicchiere di vino ed un sigaro per riuscire ad acchiappare la felicità. Amo le piccole cose.” – come le forchette cadute, lo scialle rimesso sulla sedia, il bicchiere pieno d’acqua –

 

Fatti una domanda. A tua scelta ( e, ovviamente, dammi una risposta!)

“Cioè???” “Cosa vuoi che si sappia di te, per esempio.”pensa tanto, non ci ha mai pensato – “Cosa posso dire? Non mi viene nulla di particolare; posso non rispondere?” “Certo, sei libero.” “Grazie, allora non rispondo.”

Si allontana per accendere un fungo nel dehors a tre signore sorridenti, senza sapere che può tranquillizzarsi perché, per oggi, le domande, le richieste, sono finite… non per voi! Si faccia avanti il primo che riconosca la favola che né io né Luca siamo riusciti a trovare.

 

Giulia Cuevas

La Zanzara