Le reazioni chimiche: a scuola con Cristiana Brunetti.

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Cristiana ha un passato non sospetto e di grande tecnica. Quanti di noi hanno desiderato per un giorno non andare a scuola e restare a giocare al Piccolo Chimico? Be’ lei lo ha fatto e lo ha portato a scuola. E poi sul bancone. E il risultato si vede, la qualità si sente, lo studio si assapora.

Ha carattere, molto carattere; ha pazienza ma soprattutto fa bere bene. Cristiana ci racconta il mondo della miscelazione a modo suo, partendo dalla chimica, la prima grande passione. Intervistandola non puoi non pensare a Le affinità elettive e non puoi non bere. Indovinate cosa?

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Ciao Cristiana. Ci racconti come e quando ti sei ritrovata dietro al bancone?

“Frequentavo Chimica industriale all’università e contemporaneamente lavoravo in un laboratorio di chimica. Questo per iniziare. Poi mi sono ritrovata in quello che è stato per 23 anni il mio locale. Lo aprì mio marito e mi ritrovai a condividere questa scelta e a lanciarmi in questo settore, in fondo per me non così nuovo. Come ti dicevo, inizialmente volevo fare il perito industriale e già al liceo avevo scelto l’allora Istituto Professionale di Stato per l’Alimentazione, al Ghetto, in pieno centro. Era una scuola a metà, un po’ dietista, un po’ perito addetto al controllo degli alimenti. Fu il mio primo avvicinamento al mondo dell’enogastronomia, anni prima.
L’anno scorso ho festeggiato le nozze d’argento (con il mio lavoro), 25 anni di cui 23 allo StoneHenge.” – certo ti viene in mente che l’argento è l’elemento chimico che nella tavola periodica si indica con Ag e ti rendi conto che ti ha già contagiata con l’amore per la chimica – “Non dimenticherò mai il necrologio di un cliente alla chiusura del locale: “è come arrivare al Colosseo, trovarlo chiuso e trovarci un parcheggio”.
Poi mi sono rimessa in gioco, con Baccano prima e con l’apertura di Zanzara poi. La verità? Non mi sento una bartender. Il mio lavoro è accoglienza, organizzazione e occhio tecnico.”

Non si stanca mai però di Master su Birre e distillati ed è Sommelier Fis.

Da sempre alla Zanzara scegli per il tuo team ragazzi giovani con voglia di crescere. Quanto e’ importante fare squadra, cosa apportano al tuo lavoro e qual è la prima cosa che insegni loro?

“Se ti dicessi che gli insegno a pulire? Ti metti a ridere?”. No ma sorrido, perché non me l’aspettavo. Sorride anche lei. “Si, gli insegno a pulire. E poi gli dai spazio vedendo le loro inclinazioni. Comunicare e scambiarsi le proprie esperienze è l’aspetto più importante. E’ reciproca scuola.”

I tuoi cocktail sono eccentrici, di carattere, colorati e pieni di estro. Cosa ci metti dentro?

“Tutto. I miei cocktail sono i loro – quelli dei suoi ragazzi sul bancone – i miei sono stimoli, i cocktail sono della squadra. Indico le direzioni da prendere, prediligendo i prodotti italiani; poi proviamo, assaggiamo e testiamo assieme. Così finiscono in carta. C’è Cristian che è molto tecnico, c’è la fantasia di Eleonora nelle decorazioni, l’estro di Alberto nel trovare i nomi che hai in testa e nel sintetizzarli. E Luca, che come me viene da Baccano e alla mixology sposa la Latte Art.”

Sembra che stiano tornando di moda gli anni ’80 anche sul bancone. Cosa ne pensi?

Come dimenticarli?! La disco, la moda colorata e tanto colore anche nei cocktail, che, diciamolo…erano un po’ trash! Fantastica ed istruttiva la riscoperta dell’origine del cocktail ma questa corrente della mixology odierna andrebbe un po’ alleggerita (magari strizzando l’occhio proprio a quel periodo). Credo sia giunta l’ora di sdoganare gli anni ’80 e creare dei drink fusion con la consapevolezza di oggi. Noi ci stiamo lavorando…coming soon!

Quale consideri il distillato del momento? E quale quello del prossimo futuro?

“Il distillato del momento è il Gin, anche se la Vodka non demorde ancora. Il futuro …io sono sempre stata del partito del Gin…mi auguro non tramonti mai!” E poi c’è il Whiskey americano Bourbon e Rye che la mixology ha riportato in auge ma io rimango fedele al whisky, quello scozzese; torba o non torba è il compagno dei miei momenti di relax”.

In assoluto, il tuo cocktail preferito, in tutte le sue varianti.

“Il mio cocktail è il Gin Tonic. Se mi dovessi dare un tono ti direi il Martini Cocktail ma quante volte lo bevo?…Gin Tonic! Tanqueray 10 con Tonica Thomas Henry e peel di pompelmo.”

Non a caso, al bancone di Zanzara trovate la Carta Gin & Tonic, con le associazioni migliori di Gin e Tonica.

Nei tuoi cocktail c’e’ l’Italia, quella di una volta, la Francia e tanto Sud America. Da dove arrivano tutte queste influenze?

“Io adoro i nostri vini, i nostri vermouth e tutta la liquoristica italiana che è alla base della nascita dei cocktail. Il cocktail si è ringiovanito con la nostra liquoristica e non possiamo dimenticarlo. I Caraibi e il Sud America sono il Rum, altro distillato che adoro. La Francia è l’altro aspetto dell’amore: il vino …e ahimè…Evviva lo Champagne!

Come bartender, quanto conta per te il mondo del vino sul bancone?

“Il vino sta sul bancone. Il nostro obiettivo sono i cocktail ma poi l’abbinamento principale è il vino. In miscelazione il “Perfect Marsala” è in carta dal primo giorno: uno dei vini liquorosi più famosi al mondo. Il vino è il punto di partenza, a volte il punto di arrivo nel ricreare i sapori.”

Cosa vuol dire per te miscelare?

“C’è l’aspetto chimico e quello sentimentale. È un matrimonio, la ricerca di un gusto da trovare che fino a quel punto resta inesistente. Noi con i liquori andiamo a ricreare un prodotto che è simile al vino, un prodotto che non esiste se non in quel momento, così miscelato.”

I nomi dei tuoi cocktail sono sempre puntualmente disegnati, a questo punto siamo curiosi di conoscere il nome del tuo gatto. Gin? Django? Negroni? Pimm?

“Il Mio gatto si chiama Yanez, fedele di Sandokan. Ero innamorata di Sandokan.”

Si è sbilanciata, l’ha ammesso e l’abbiamo sgamata. L’amore è chimica, voi miscelatela come vi pare ma ricordatevi di continuare instancabilmente a cercare il sapore perfetto.

Giulia Cuevas, Comunicazione La Zanzara